05/03/07

ADOLESCENZA SUL WEB. Il nuovo puntello è su MySpace



Una volta ci si incontrava davanti al bar della scuola o nella piazzetta vicino casa, ma ormai è acqua passata. Le nuove generazioni infatti si danno il puntello su Myspace. A confermarlo uno studio realizzato dal quotidiano statunitense Usa Today, secondo cui ogni cittadino USA tra i 14 e i 24 anni d’età bazzica abitualmente il sito www.mySpace.com

Qualche informazione su Myspace: per chi ancora non lo sapesse è una comunità virtuale ideata nel 1998 da Tom Anderson e Chris DeWolfe. Il bello è che è gratis (si autofinanzia attraverso la pubblicità) ed offre agli utenti la possibilità di esprimersi con blog, profili personali, gruppi, foto, musica e video. Il suo è un successo planetario: è il sesto sito più popolare al mondo, il quarto tra quelli in lingua inglese e il terzo negli Stati Uniti (fonte Wikipedia); nella hit parade dei siti più visitati, arriva quarto, dopo Yahoo, Msn e Google e prima di eBay e Aol (fonte www.corriere.it ). Ciliegina sulla torta: nel 2006 Myspace è stato acquistato dalla News Corp. di Rupert Murdoch per la cifra astronomica di 580 milioni di dollari.


Ma cos’è esattamente MySpace e come si spiega il suo enorme successo? Premesso che grazie al diffondersi delle nuove tecnologie digitali nella vita quotidiana il cyberspazio assume sempre di più i connotati di uno spazio fisico a tutti gli effetti, dal punto di vista sociale Myspace non è concepito in modo astratto e virtuale ma è entrato a pieno titolo nell’immaginario collettivo degli adolescenti. È un luogo reale, come una casa o una stanza, da arredare e personalizzare liberamente secondo le proprie esigenze.

Per chi non è cresciuto nell’era di Internet è difficile concepire il web come un luogo di incontro e ritrovo, come spazio reale dove esprimere la proprio personalità attraverso foto, commenti, filmati. Per le generazioni di oggi invece i nuovi riti sociali prendono vita sul web: ognuno si mette in mostra per incontrare persone con gli stessi interessi e come sottolinea la psicologa Anastasia Goodstei “Anche il teenager più complessato e timido, che vive in uno sperduto paesino nel deserto dell’Arizona, non si sente mai solo…I teenagers oggi sono narcisisti ed esibizionisti e costantemente alla ricerca di approvazione”.
Oltre l'aspetto ludico c'è di più: Myspace è soprattutto un modo per farsi conoscere ed esprimere sé stessi, tanto che molte band che hanno cominciato a servirsene sono diventate popolari prima di mettere sul mercato i loro dischi (Hawthorne Heights, Cansei de Ser Sexy, Artic Monkeys).

C’è addirittura chi definisce MySpace la realizzazione di un’utopia delle passate generazioni, un mondo parallelo dedicato ai ragazzi. Come sottolineano le parole di James Katz, docente di comunicazione alla Rutgers University il sito è “un luogo ideale dove incontrare gente coi tuoi stessi identici gusti, quando e come vuoi, senza supervisione e interferenze degli adulti”. Insomma, MySpace è un sogno divenuto realtà, una nuova "isola che non c'è", solo molto più facile da raggiungere.
L.
(foto di Onami www.flickr.com)

AAA CERCASI GAME DEVELOPER. Nasce il progetto Top Secret, requisiti richiesti: massima segretezza!



Sei interessato a sfondare nel mondo dei videogames? Leggi qua: il geniale David Perry, celeberrimo game developer, ha ideato un progetto dall'enigmatico nome Top Secret che sperimenta la tecnica del crowdsourcing (cioè quando un'azienda chiede a una comunità indistinta -spesso sul web- di svolgere un progetto). Per adesso prendono parte all’esperimento ventimila persone, tutte reclutate attraverso un sito ( www.topsecret.acclaim.com ) che accetta tutti, compreso chi non è proprio un esperto in materia di videogiochi. Il prossimo potresti essere tu!

La mappa dell’esperimento è open source (in stile Wikipedia, per intenderci) allo scopo di raccogliere tutte le informazioni possibili sull’universo dei vedeogames attraverso la collaborazione del popolo del web. Lo scopo sottolinea Perry non è solo quello di raccogliere dati, ma anche di dare vita ad una bacheca dedicata a chi ha idee da proporre, cerca un lavoro o vuole reclutare un game developer.

Ad incentivare le iscrizioni c’è un premio a dir poco invitante: il migliore tra tutti riceverà la maggior parte dei diritti del progetto, mentre per i più bravi, assicura Perry, non mancheranno futuri ingaggi con celebri case produttrici di videogames.
Finora il numero degli iscritti è salito a 20mila, e se anche voi siete attratti dalla possibilità di partecipare alla realizzazione di un videogioco che verrà commercializzato e volete partecipare al progetto, dovrete aspettare almeno una settimana prima di ricevere la risposta di Perry e dei suoi collaboratori. Infatti la valanga di domande di iscrizione per il Mmo (Massively Multiplayer online role playing game) ha addirittura intasato il sito!


A garantire le promesse fatte c’è il Curriculum di David Perry: dai quindici ai quarant'anni, il genio dei videogames ha lavorato per le maggiori case produttrici di videogiochi, come Disney e Warner Bros., dando vita a games di succeso a livello mondiale (ad esempio Earthworm Jim o Alladin tratto dal film animato, The Terminator, e last but not the least, la collaborazione con i mitici fratelli Wachowski per il videogioco ispiurato al terzo capitolo di Matrix). Trasferitosi giovanissimo negli USA ha fondato una casa tutta sua, la Shiny Entertainment , che ha recentemente venduto alla Atari per ben cinquanta milioni di dollari. Insomma, con David Perry giocare non è mai stato più serio! In bocca al lupo ai futuri partecipanti :-)

L.
(Foto di Chris www.flickr.com )

04/03/07

Decreto Bersani:addio costi di ricarica! Ma gli operatori manterranno i patti??


Da domani entra in vigore il decreto Bersani, grazie al quale il costo fisso per la ricarica dei telefonini sarà bandito. Il Codacons e le altre associazioni dei consumatori sono in allerta perché c’è il rischio che alcune compagnie possano raggirare i clienti con aumenti dei piani tariffari.


Ormai è ufficiale: da domani chi comprerà una ricarica da 25 euro godrà di un traffico pari a quanto ha speso, senza più il sovrapprezzo dovuto alla tassa di ricarica, che ti portava ad avere, nell’esempio, 20 euro di traffico telefonico più 5 euro buttate al vento. Scatta infatti la nuova norma del pacchetto di liberalizzazioni varata dal ministro Bersani, che vieterà questa tassa, che secondo i calcoli dei ben informati, frutterebbe alle compagnie telefoniche circa 1,8 miliardi di euro l’anno. Da domani ogni tassa esplicita sulla ricarica sarà considerata illegale e denunciata alle autorità competenti, come l’Agcom, l’Autorità di Garanzia per le comunicazioni.

Si ha però la sensazione che le aziende di telefonia mobile non stiano ingoiando il rospo senza battere ciglio e che stiano cercando un modo per ammortizzare gli introiti persi rifacendosi sui clienti con qualche cavillo o qualche variazione nel piano tariffario, come un aumento dello scatto alla risposta oppure l’ abolizione di certi vantaggi e bonus. Quindi, se da un lato, sentiamo il beneficio di non dovere pagare più la tassa, dall’altro dobbiamo restare vigili, come ci consigliano le stesse associazioni per i consumatori, Codacons in testa. Ora non ci sentiremo spinti a fare ad ogni costo ricariche di grosso taglio, (cosa che prima conveniva perché quel tanto di tassa la dovevi pagare comunque), ma si potrà anche essere liberi di immettere, sulla propria sim, meno credito; ma, per non essere illusi da falsi miraggi, come sottolineano Adusbef e Federconsumatori, abbiamo diritto di avere la massima chiarezza sui costi in dettaglio delle chiamate dopo un minuto, 3 e 15 minuti, in base all’offerta commerciale sottoscritta. L’utente deve conoscere il costo finale comprensivo di Iva, canone, scatto alla risposta e deve essere consapevole anche dei costi dei servizi di messaggistica (SMS, MMS), delle telefonate verso i fissi e delle connessioni a Internet. E’ importante segnalare alle autorità di competenza eventuali scorrettezze degli operatori telefonici perché la maggior parte dei consumatori è molto fragile da questo punto di vista: i piani tariffari sono molto complessi e, se vogliono, i gestori un modo per “ingabolarti” lo trovano comunque, sfruttando il fatto che ormai il cellulare è divenuto un bene di prima necessità peggio del pane! Le persone poco informate continuerebbero a ricaricare lo stesso, anche perché, spesso, si gioca su uno scarto di pochi centesimi, come con la benzina, che però minuto dopo minuto si fanno sentire! Il Codacons chiede quindi all’Autorità per le comunicazioni di verificare tutti i piani tariffari delle diverse compagnie telefoniche per tutelarci.

Il dito, per ora, sembra essere puntato soprattutto contro Wind e Vodafone: la prima perché intenderebbe in alcuni casi continuare a far pagare i costi di ricarica, eccetto nel caso in cui ricarichi almeno 50 euro (in questo caso la ricarica era già gratuita),oppure, se vuoi ricaricare un importo minore devi passare ad un diverso piano tariffario (ovviamente meno conveniente per il cliente); la seconda, invece, perché, in alcune delle nuove tariffe proposte che tanto fanno gola con la scelta di un numero “You&Me” con cui si parla ad un centesimo al minuto, e la nuova offerta “Zero Limits” in realtà nascondono dietro un aumento del 26% del costo di scatto alla risposta, ben 19 centesimi!! Queste scelte commerciali di Vodafone verranno segnalate all’Agcom e all’Antitrust. Così sembrano prenderci per sciocchi: seguono il metodo del bastone e della carota! E il malcontento dei clienti sale: Wind dà un bonus a chi attiverà una sim entro il primo aprile 2007, tale per cui ti darà, ad ogni ricarica, il doppio del credito fino a 50 euro al mese per un anno; ma non tratta altrettanto bene gli affezionati clienti che si vedono posti davanti ad una scelta obbligata, come dicevo prima, ricaricare almeno 50 euro o cambiare piano tariffario (gratuitamente – sottolineano- e ci mancherebbe altro!), per non avere la tassa di ricarica, che dovrebbe essere ormai un diritto per tutti. Cose dell’altro mondo! Sul fronte di 3 Italia invece siamo già in fase di rodaggio da venerdì, visto che l’azienda ha deciso di anticipare il taglio dei costi alle ricariche, rispetto ai competitors. 3 promette un bonus di 10 euro diviso in due tranche da 5 euro per i nuovi clienti che si abbonano entro fine aprile, e afferma che convertirà, ciò che prima costituiva la tassa, in traffico telefonico senza costi supplementari né aumenti di nessun genere nelle tariffe; inoltre i clienti potranno continuare ad usufruire delle ricariche presenti sul mercato, sia standard che power, cosa che non mi risulta perché il vantaggio dato dalla “power”, che consentiva di avere un bonus, è stato abolito, proprio con la scusa che era stata tolta la tassa sulla ricarica! Mah staremo a vedere! In tutto questo calderone Tim sembra essere la più onesta: infatti trasformerà il costo di ricarica in traffico effettivo anche se fino alla primavera saranno ancora in circolo le vecchie schede con riportata la cifra divisa in credito più la tassa, ma questa è una formalità e non ci saranno costi aggiuntivi, almeno così sembrerebbe!

Il Movimento dei consumatori consiglia di aspettare, e per il mese di Marzo, di non cambiare né piano tariffario né gestore telefonico per non essere sedotto dalle sirene delle varie concorrenti, che potrebbero, per rientrare nello stesso bilancio, anche accordarsi in modo tacito per aumentare tutte insieme le tariffe telefoniche. E’ imperativo che Agcom e Antitrust tengano le antenne ben rizzate e che intervengano al minimo segnale, per proteggere i consumatori da queste macchinazioni aziendali. S.

Emergenza Spam: 2 mail su 3 sono pattumiera...


Da un’indagine condotta sui server di posta elettronica del IIT ( Istituto di Informatica e Telematica) del CNR, emerge che gli spam, i messaggi indesiderati nella posta elettronica, sono sempre più numerosi fino a raggiungere cifre da epidemia. I dati contenuti nei report di Symantec confermano la gravità della situazione.


E’ un fenomeno preoccupante in continua crescita che ci obbliga a premunirci di sofisticati sistemi di protezione. Dati alla mano possiamo dire che nel gennaio scorso si è registrato un tasso di spam pari al 72% ; ben 1.876.511 e-mail su 2.846.252 ricevute dal server erano da destinare al cestino, perché spam o addirittura virus. Inoltre 732.000 messaggi sono stati bloccati dai sistemi di controllo dell’IIT che identificano indirizzi come mittenti di spamming e 25.477 e-mail sono state catalogate come virus. La maggior parte dei messaggi cerca di carpire password e codice di autenticazione degli utenti dirottandoli su siti fittizi di banche ed esercizi commerciali, un vero e proprio phishing.

Stefano Ruberti, il responsabile della posta elettronica dell'IIT-CNR, prevede per il futuro degli spam sempre più diversificati e difficili da sconfiggere per cui bisogna che anche i sistemi di protezione diventino sempre più sicuri e che le persone si dimostrino sensibili al tema della sicurezza. E’ proprio come nella diversificazione dei “ceppi virali” nel nostro sistema anatomico, che divengono sempre più resistenti agli antibiotici e rendono impellente la ricerca farmaceutica di nuove soluzioni in grado di contrastarle; così deve evolvere anche la ricerca degli anti-virus e anti-spam in base alla proliferazione di nuove forme virali. E’ un problema che tocca tutti quanti, non solo le grandi aziende; infatti ognuno di noi in media spende 15 minuti al giorno a scremare tra le proprie mail quelle da conservare rispetto “all’immondizia spam”, e se ben 2 messaggi su 3 sono indesiderati, va da sé che si perde tantissimo tempo in questa operazione.

Oggi l’ultima arma degli spammers sono le image-spam. In esse i messaggi non sono più testuali ma immagini digitali, che, oltre ad ingannare maggiormente perché è più difficile capire subito che si tratta di spazzatura, fanno aumentare notevolmente le dimensioni del messaggio, facendoti perdere ulteriormente tempo ( oltre 800 terabyte di banda Internet al giorno è intasata in questo modo). Si calcola, secondo dati americani, che ad oggi circolano 61 miliardi di spam al giorno e che il 25% dello spamming corrisponde ad image-spam, (purtroppo il trend è in continuo aumento, dato che le image-spam sono cresciute del 425% in poco più di un anno). Lo spamming comporta a livello di efficienza del sistema operativo costi elevati: rallentamento della rete (il server dell’IIT ha speso più di 1315 ore solo per identificare gli spam) e perdita della produttività del sistema.

La Symantec si impegna a stilare mensilmente un report per monitorare, a frequenti intervalli temporali, lo stato di evoluzione degli attacchi spam. Inoltre si impegna anche in un progetto “anti-phishing” finanziato dalla Commissione Europea per garantire la sicurezza sul Web, a cui collaboreranno anche il Fraunhofer-Gesellschaft Istitute, la canadese Nortel e Tiscali, creando una sorta di intelligence. Anche i dati dei report di Symantec sono allarmanti e dicono che a dicembre c’è stato un picco nello spamming (80 messaggi su 100) e che dagli U.S.A e dal Canada arriva ben il 45% dei messaggi a rischio, anche se si stanno “svegliando” anche i paesi dell’Est come la Russia, la Cina, il Giappone e la Corea del Sud, segno dei tempi e della globalizzazione anche questo, purtroppo.

Inoltre anche in questi report si delineano le nuove frontiere dello spamming, e oltre alle già citate e temibili image-spam, vengono descritte altre tipologie di messaggi indesiderati che stanno prendendo piede, come i “Captcha” ( acronimo di Completely, Automated Public Turing Test to Tell Computers and Humans Apart), un sistema eversivo, una tecnologia che individua se l’accesso ad un certo sito Web è generato da un utente reale o da un programma automatico. Questa tecnologia in mano agli spammers diventa un’arma pericolosissima perché permette di superare le protezioni di tipo OCR (Optical Character Recognition), se dall’altra parte non c’è una vigile sorveglianza da parte di chi amministra il sistema.

In Italia il report della Symantec di Gennaio è stato commentato nell’edizione on line del Sole24ore alla presenza di Mauro Toson, Pre-Sales Manager di Symantec Italia, che ci aiuta a capire perché in Italia il fenomeno sta dilagando così tanto. Toson dice: “ lo spam cresce esponenzialmente perché sfrutta lo strumento di comunicazione oggi più diffuso, l’e-mail. Quindi il pericolo “spam” è potenzialmente presente ogni volta che abbiamo un pc abilitato alla posta elettronica perché purtroppo i due aspetti vanno a braccetto, ma il rischio non sta tanto nella quantità di spamming subito, ma nella pericolosità insita in codici maligni che riescono a prendere il controllo dei dati e del computer degli utenti in modo fraudolento”. I dati delle due indagini, insomma, parlano chiaro ma come facciamo a difendere la nostra casella di posta elettronica da queste intrusioni spiacevoli?

Sempre Toson aggiunge: “ In Italia c’è un’ulteriore aggravante: il nostro modo superficiale di usare il pc, la nostra leggerezza nel sottovalutare il pericolo. Non tutti utilizzano Internet con criterio né proteggono il proprio pc con opportuni sistemi anti-spamming e questo è un male, perché devono esserci dei filtri atti a segnalare possibili infezioni dei file oggetto di download. Si finisce così per intervenire solo ad infezione avvenuta, quando è troppo tardi, perché manca un atteggiamento maturo di prevenzione, cosa che si nota anche nel fatto che la richiesta di anti-spamming è di gran lunga inferiore rispetto alla diffusione del fenomeno “spam”.

La sensazione è che bisogna continuare ad investire e a collaborare per la sicurezza mondiale della rete, per conoscere in anticipo le minacce come cerca di fare la ricerca medica, senza aspettare che ci si ammali e poi magari si pretenda di trovare subito il giusto farmaco che ci rimetta in sesto! Magari fosse così semplice! Neanche un approccio maturo alla prevenzione potrà salvare la nostra posta elettronica dal virus ma è già qualcosa, perché con un atteggiamento vigile riduci forse il tasso di rischio. Insomma è un po’ banale dirlo ma è proprio come in medicina: prevenire è meglio che curare! S.
L'autore della foto è (www.flickr.com)

03/03/07

La pubblicità sul cartellone ritorna in auge

Da un brevetto registrato da Google sono emerse delle informazioni interessanti; pare infatti che il gigante americano dei motori di ricerca si interessi anche alla pubblicità sui mezzi fisici e abbia intenzione di vendere spazi promozionali sui cartelli stradali.

La forma di advertising in questione è rivoluzionaria, poiché pur basandosi su un supporto molto comune e largamente diffuso, i pannelli pubblicitari, prevede la loro interattività attraverso la connessione ad Internet, avvalendosi quindi non solo di annunci testuali, ma anche di audio o animazioni video, al fine di attirare l’attenzione sui prodotti/servizi segnalati. Il sistema è rivolto agli esercizi locali e le attività commerciali interessate possono acquistare spazi su questi cartelloni elettronici grazie allo stesso sistema con cui funziona.

Un'aspetto importante è che nel momento in cui si esaurisce la presenza di un certo articolo, il cartellone passa a pubblicizzare il prodotto successivo preposto per la vendita.
Nonostante negli ultimi anni il campo dell’advertising si sia concentrato sempre più su nuovi canali comunicativi, non penso che Google abbia commesso uno sbaglio nel puntare sui vecchi manifesti pubblicitari. Innanzitutto essi si rivelano spesso più efficaci rispetto agli spot televisivi o radiofonici per una motivazione molto semplice: il soggetto non ha alternative. Se l’individuo sta guardando il suo telefilm preferito e questo viene interrotto dalla reclame, tendenzialmente cambierà canale o si dedicherà ad altre attività in attesa che la programmazione riprenda e tutto ciò lo distoglie dalla fruizione pubblicitaria, esattamente come avviene per il radioascoltatore. Invece se si viaggia in auto, si aspetta l’autobus alla fermata o si è seduti in pulman, non si possono adottare dei diversivi e distrarsi utilizzando degli altri espedienti, quindi si è implicitamente costretti a dedicare almeno un po’ delle proprie risorse attentive e cognitive al cartellone collocato sulla strada. Tutto ciò dimostra a mio avviso che Google non ha fatto un passo indietro, bensì due avanti, in quanto non solo ha rivalutato le potenzialità di questa forma comunicativa, ma ha anche sperimentato una modalità interattiva innovativa.

Il fatto che il sistema pubblicizzi solo prodotti che sono reperibili nelle immediate vicinanze e che sostituisca prontamente un bene che non è più in commercio con uno prontamente disponibile, costituisce una duplice opportunità per il viaggiatore. In primo luogo non lo “illude” sulla possibilità di procurarsi un prodotto che in concreto non è acquistabile e in seconda istanza rende l’affordance realmente afferrabile, dando la possibilità al singolo di passare in un lasso di tempo molto breve dal pensiero dell’acquisto alla sua realizzazione. Tante volte ipotizziamo di comprare qualcosa quando avremo l’occasione di fermarci davanti al negozio che lo vende o di tornare nello stesso store non appena la merce che ci interessa sarà tornata sul mercato, ma la maggior parte delle volte questi buoni propositi rimangono astratti e ad essi non segue alcun comporatamento futuro. Grazie a questa iniziativa, si elimina la distanza temporale tra la “contemplazione” dell’acquisto e la sua attuazione, aumentando la probabilità di effettuare una transazione commerciale.

Ritengo quindi che questo servizio possa avere parecchi risvolti positivi per i punti vendita che decideranno di utilizzarlo e si riconferma per l’ennesima volta che le iniziative di Google non sono mai avventate, ma sempre ben ponderate e proiettate verso il futuro. R. L'autore della foto inserita è Kirk Siang (www.flickr.com)

È giunta l’era della macchina della verità

L’azienda KishKish ha prodotto il software “Voice Stress Analysis” (VSA) che per ora permette agli utenti Skype di registrare la conversazione per sottoporla ad un'analisi successiva, ma presto renderà disponibile un tool da integrare con Skype per rivelare le bugie in tempo reale.

I primi 10 secondi di conversazione vengono utilizzati per le operazioni di calibrazione e in seguito il Voice Stress Analysis dà la possibilità di visualizzare sullo schermo lo spettro vocale, consentendo di trarre delle conclusioni da quanto è stato analizzato: forti picchi corrispondono ad un elevato stress vocale che si traduce in un inganno deliberato, mentre lunghi tratti piatti dell’intonazione coincidono con uno stato di confusione e disorientamento in merito a quello che si sta dicendo. Il software può essere impostato per registrare automaticamente le telefonate con Skype anche in multiconferenza.

Uno dei problemi più grandi della comunicazione mediata è sempre stato la mancanza di indici metacomunicativi; infatti se quando dialoghiamo faccia a faccia possiamo inferire una serie di indizi (mimici, gestuali ecc) che ci portano a qualificare il messaggio veicolato dal nostro interlocutore, tutto questo risulta molto difficoltoso se non possiamo avvalerci di un impatto visivo. Il telefono si associa sicuramente meno di altri media, come la chat o l’e-mail, alla rarefazione comunicativa, ma comunque l’impossibilità di avere una percezione diretta della persona, ci porta ad avvalerci esclusivamente degli elementi soprasegmentali (tono, intensità della voce, tempo di articolazione ecc.) e ad escludere le espressioni facciali o la postura come dati su cui basare il giudizio riguardo ai contenuti. Di conseguenza se fino ad ora avessimo voluto stilare un continuum di quale tipo di comunicazione fosse più informativa in relazione alla sfera verità-menzogna, senza alcun dubbio avremmo messo all’estremo positivo quella diretta, a metà quella telefonica e al polo negativo quella testuale mediata.

Ora l’impatto di questa nuova tecnologia porta con sé la necessità di una ristrutturazione cognitiva, nonché di una rivoluzione concettuale: c’è qualcosa che meglio dell’esperienza diretta discrimina il vero dal falso e risiede in un algoritmo che può essere utilizzato come banco di prova delle nostre impressioni. Se un tempo il tremolio della voce o l’esitazione erano considerati probabili antecedenti della menzogna, ora ci si può avvalere di uno strumento professionale, ma siamo sicuri sia veramente così efficace come si prospetta? Io ho più di qualche dubbio in merito, siccome anche i dispositivi di rilevazione utilizzati dagli enti governativi hanno dimostrato la loro limitatezza e fallibilità. La ragione è presto spiegata: nessuna modificazione dei parametri fisiologici è univocamente legata ad una sola situazione. Così come il battito cardiaco può aumentare per eccitazione dovuta alla gioia o per agitazione connessa ad una condizione di disagio, allo stesso modo dei picchi rilevati nello spettro vocale possono avere una causalità molteplice e non essere correlati per forza ad un aumento dello stress per la consapevolezza di mentire.

Ciò va a sfatare un mito in cui ci piacerebbe credere, ma la possibilità di smascherare la menzogna non è mai certa al 100% e credo continuare a confidare nei nostri processi di elaborazione mentale e cognitiva rimanga la via più feconda. R. L'autore della foto inserita è diogenes (www.flickr.com)

02/03/07

LA BBC SU YOU TUBE . Svolta commerciale o sperimentalismo mediale?



Novità fresche fresche per il popolo di You Tube: la BBC ha appena annunciato on-line che sul cliccatissimo sito compariranno ben tre nuovi canali autogestiti direttamente dal gruppo britannico. Obiettivo dell’emittente: raggiungere una nuova fetta di pubblico, aumentare i contatti sul sito e incrementare le vendite del ramo commerciale.

Insomma sembra proprio che la roccaforte del servizio pubblico europeo abbia deciso di tralasciare il suo storico mandato per intraprendere nuove avventure commerciali, scatenando (e non a torto) l'ira funesta dei media, che già l'accusano di aver venduto l'anima pur di apparire su You tube. La BBC infatti ha fiutato l'affare seguendo le nuove tendenze della tv Usa, dove molte emittenti hanno registrato importanti aumenti negli indici di audience dopo aver reso disponibili filmati su YouTube.

Vediamo cosa propone questo accordo tra grandi potenze: l’offerta prevede 3 canali, due dei quali sono già attivi, Bbc e Bbc Worldwide. I contenuti però rivelano fin troppo la mossa promozionale: il primo filone ha l’obbiettivo di far salire l’audience in Tv pompando novità di successo come 'Life on Mars' e 'Doctor Who' e trailer che attirino il pubblico davanti allo schermo. Il secondo è un collage di clip musicali d’archivio reimpaginati per il web, come “Spooks” e “Top Gear”, mescolati ad una buona dose di pubblicità. Il canale dedicato alle news sarà strutturato in una trentina di videoservizi al giorno disponibili all’utente singolarmente (e non a nastro come sul canale BBC News). Il tutto sarà corredato da video-diari, come quello dell'attore David Tennant sul set di “Doctor Who” e quello del giornalista Clive Myrie sulle strade della “zona rossa” di Baghdad.

Nonostante le critiche, c’è da dire che con questa alleanza la rete inglese non fa che confermare la sua natura di tv on line in continua evoluzione, sempre in ascolto delle nuove tendenze mediali. Solo l’anno scorso ad esempio la BBC ha affittato un’isola sulla non ancora celeberrima Second Life per mettere in piedi un concerto sul web in parallelo ad uno analogo del mondo reale.
Insomma, con uno sguardo al futuro e con un occhio al portafoglio forse la BBC ha tralasciato i suoi doveri di servizio pubblico. Ma la legge del contrappasso di Internet alla fine pareggia i conti: paradossalmente è stato proprio il popolo della rete a criticare la BBC per queste sue pionieristiche iniziative decisamente un pò troppo promozionali.
L.
(foto di Frankie Roberto www.flickr.com )